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Letture: Levitico 23; Matteo 19:17; Atti 15:1-29; Galati 1:1-12; Ebrei 8:6; Apocalisse 12:17
«Poiché la legge è stata data per mezzo di Mosè; la grazia e la verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo» Giovanni 1:17
I primi convertiti al cristianesimo furono tutti ebrei e nel nuovo Testamento non si trova alcun cenno all’eventualità che sia stato loro chiesto di abbandonare la pratica della circoncisione o di ignorare le feste ebraiche. Ma quando anche i Gentili cominciarono ad accettare il cristianesimo sorsero importanti dubbi: avrebbero dovuto sottoporsi alla circoncisione? Fino a che punto avrebbero dovuto osservare le leggi ebraiche? Per dirimerle, venne convocato un concilio a Gerusalemme (At 15).
Nonostante la ferma decisione del concilio di non ostacolare i non ebrei con una pletora di leggi e regole, alcuni falsi maestri hanno continuato a tormentare le chiese insistendo sul fatto che ai neoconvertiti alla fede dovesse essere richiesto il rispetto di queste leggi, inclusa la circoncisione. Per certi versi, questioni simili esistono ancora oggi, in forma diversa. Quante volte noi avventisti siamo stati accusati di essere dei giudeo-cristiani o dei legalisti, solo perché riconosciamo la validità dei dieci comandamenti (inclusa l’osservanza del sabato)? Quante volte abbiamo sentito dire che sotto il nuovo patto, la legge (incluso il quarto comandamento relativo al sabato) è stata superata?
Sull’altro piatto della bilancia, occorre anche dire che come chiesa a volte ci scontriamo con chi vorrebbe imporci più regole derivanti dall’Antico Testamento. Per questi motivi, l’epistola che stiamo studiando ha per noi oggi un messaggio importante, esattamente come per quella dell’epoca romana.
Leggere Ebrei 8:6. Qual è il messaggio contenuto in questo passo? Cosa sono le «migliori promesse»?
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Forse la principale differenza tra la fede dell’Antico e quella del Nuovo Testamento è data dal fatto che l’epoca di quest’ultimo si è aperta con la venuta del Messia, Gesù di Nazaret, inviato da Dio per essere il Salvatore; gli uomini non possono ignorarlo e pretendere di essere salvati. Solo grazie alla sua redenzione i nostri peccati possono essere perdonati; grazie all’attribuzione della sua vita perfetta l’essere umano può presentarsi a Dio senza essere condannato. In altre parole, la salvezza avviene esclusivamente per mezzo del perdono di Gesù e nient’altro.
I credenti dell’Antico Testamento attendevano con impazienza le benedizioni dell’era messianica e la promessa della salvezza, mentre quelli del Nuovo Testamento erano confrontati con questa domanda: sono disposti ad accettare Gesù di Nazaret, inviato di Dio, come Messia e Salvatore? Nel momento in cui hanno fiducia in lui e lo accettano per quello che realmente è, essi sono salvati in virtù della giustizia che egli offre loro gratuitamente.
I requisiti morali anche nel Nuovo Testamento restano immutati perché fondati sul carattere di Dio e di Cristo. L’ubbidienza alla legge morale di Dio fa parte tanto del nuovo patto, quanto dell’antico.
Leggere Matteo 19:17, Apocalisse 12:17; 14:12 e Giacomo 2:10,11. Cosa dicono questi testi a proposito della legge morale nel nuovo Testamento?
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Allo stesso tempo, l’insieme di riti e leggi cerimoniali tipicamente israelitici e quindi collegate all’antico patto, tutte indicanti Gesù, la sua morte e il suo ministero nella veste di Sommo Sacerdote, sono state abolite e al loro posto è introdotto un nuovo ordine, basato su «migliori promesse».
Uno dei principali obiettivi di Paolo nella lettera ai Romani era proprio quello di aiutare ebrei e non ebrei a capire cosa implicasse la transizione dal giudaismo al cristianesimo, per realizzare la quale sarebbe occorso del tempo.
Quali sono alcune delle tue promesse bibliche preferite? Con quale frequenza vi fai riferimento? Quali tue scelte possono ostacolare la loro attuazione nella tua vita?
Tempo permettendo, diamo un’occhiata al libro del Levitico (in particolare rileggiamo i capp. 12,16 e 23). Quali pensieri ti vengono in mente quando pensi a quei riti, ordinamenti e leggi? Perché è impossibile osservarli nel periodo del Nuovo Testamento?
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Può essere comodo classificare le leggi dell’Antico Testamento in varie categorie: 1. Legge morale. 2. Leggi cerimoniali. 3. Leggi civili. 4. Statuti e sentenze. 5. Leggi sanitarie.
La classificazione è, in parte, artificiale; in realtà alcune di queste categorie sono correlate e c’è una notevole sovrapposizione. Gli antichi non le consideravano distinte e separate.
La legge morale è riassunta nei dieci comandamenti (Es 20:1-17) e sintetizza i requisiti morali dell’umanità; questi dieci precetti sono amplificati e trovano diffusa applicazione in vari statuti e sentenze nei primi cinque libri della Bibbia. Queste applicazioni mostrano cosa può significare osservare la legge di Dio nelle situazioni più disparate; neppure le leggi civili sono scollegate dalle prime. Anche queste si basano sulla legge morale e definiscono il rapporto del privato cittadino con i suoi simili e con le autorità civili; stabiliscono le pene relative alle diverse infrazioni.
La legge cerimoniale regolava il rituale del santuario, descrivendo i vari sacrifici e le responsabilità individuali di ogni israelita. Vengono specificati i giorni di festa e i particolari relativi alla loro osservanza.
Le leggi sanitarie si sovrappongono alle altre. Quelle relative all’impurità stabiliscono i limiti della purezza cerimoniale e tuttavia si spingono oltre, fino a comprendere princìpi igienici e salutisti. Le leggi riguardanti le carni pure e impure sono basate su considerazioni fisiche.
Se gli ebrei probabilmente consideravano tutte queste leggi un unico pacchetto, provenendo tutte da Dio, il singolo deve aver considerato mentalmente certe distinzioni. Il decalogo è stato trasmesso direttamente da Dio al popolo, questo lo contraddistingue come particolarmente importante. Altre leggi sono state trasmesse per mezzo di Mosè. Le leggi cerimoniali possono essere rispettate solo in riferimento alle funzioni del santuario.
Le leggi civili, in larga misura, non sono più richieste almeno dopo che gli ebrei hanno perso la loro indipendenza politica e sono ricaduti sotto la giurisdizione di un’altra nazione. Molti dei precetti cerimoniali non possono più essere osservati dopo la distruzione del tempio; e ancora, dopo la venuta del Messia, molti dei tipi avevano incontrato il loro antitipo e non hanno più alcuna validità.
Leggere Atti 15:1. Quale circostanza stava creando dissenso? Perché alcuni credevano che non si trattasse di un precetto valido solo per la nazione ebraica? Genesi 17:10
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Mentre gli apostoli si univano ai ministri e ai laici della comunità di Antiochia nello sforzo sincero di conquistare persone a Cristo, alcuni credenti d’origine ebraica provenienti dalla Giudea «della setta dei farisei», riuscirono a sollevare una questione che in breve sarebbe esplosa in una vasta polemica in seno alla chiesa e avrebbe seminato la costernazione tra i convertiti provenienti dal mondo pagano. Con sicurezza, questi presunti maestri asserivano che per essere salvati bisognava farsi circoncidere e osservare tutte le leggi cerimoniali.
Dopo tutto, gli ebrei si erano sempre dimostrati orgogliosi dei loro servizi divinamente stabiliti e molti di coloro che si erano convertiti alla fede cristiana, sapendo che Dio aveva un tempo chiaramente delineato l’adorazione al modo ebraico, ritenevano improbabile che egli autorizzasse una modifica riguardante una qualsiasi delle sue norme. Insistettero sul fatto che leggi e cerimoniali ebraici entrassero a far parte dei riti della religione cristiana. Furono lenti nel percepire che i riti sacrificali non erano altro che una prefigurazione della morte del Figlio di Dio, nella quale il tipo incontrava l’antitipo e che dopo di essa riti e cerimoniali della legge mosaica non sarebbero più stati vincolanti.
Leggere Atti 15:2-12. Come doveva essere composta questa disputa?
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«Mentre guardava a Dio per ricevere guida, egli [Paolo] riconosceva l’autorità conferita al corpo dei credenti: la chiesa. Paolo sentì il bisogno di consigliarsi con gli altri credenti; e quando sorsero questioni rilevanti, egli fu lieto di presentarle alla chiesa, e di unirsi ai fratelli per chiedere a Dio la saggezza necessaria» - AA, p. 200 [125].
Si noti come Paolo, che faceva spesso riferimento alla sua chiamata profetica e raccontava in che modo Gesù l’avesse scelto e gli avesse affidato la missione, si dimostri disponibile a collaborare con il corpo più allargato della chiesa. Egli si rese conto, indipendentemente dall’origine della sua chiamata, che faceva parte della chiesa in senso lato e che doveva lavorare, per quanto possibile, insieme a essa.
Qual è oggi il tuo atteggiamento nei confronti dei dirigenti della chiesa? Sei incline alla collaborazione e perché questa è così importante? Potremmo mai essere efficaci se ciascuno agisse secondo i propri impulsi, a prescindere dalla comunità?
Leggere Atti 15:5-29. A quale conclusione giunse il concilio di Gerusalemme e quale fu il ragionamento?
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La decisione presa andava contro le istanze dei sostenitori dell’ebraismo, i quali insistevano nell’affermare che i pagani convertiti dovessero sottoporsi a circoncisione e rispettare l’intera legge cerimoniale, e che «le leggi e le cerimonie ebraiche dovevano essere riprese dal cristianesimo» - AA, p. 189 [119].
È interessante notare come al v. 10 Pietro definisca queste leggi antiche «un giogo» che non erano in grado di portare. Poteva mai il Signore, che le aveva istituite, renderle un giogo per il suo popolo? È molto improbabile. Piuttosto nel corso degli anni, mediante le loro tradizioni orali, alcuni capi avevano fatto diventare dei pesanti fardelli quelle leggi che dovevano essere invece fonte di benedizione. Il concilio tentò di risparmiare quei pesi ai cristiani d’origine greca.
Si deve anche sottolineare che non si trova alcun riferimento all’ipotesi che i pagani non dovessero attenersi ai dieci comandamenti. D’altronde è veramente pensabile che il concilio intimasse loro di non mangiare sangue e si dimostrasse tollerante verso la non osservanza del comandamento contro l’adulterio, l’omicidio e così via?
Quali regole vennero imposte ai non ebrei e perché proprio quelle (At 15:20,29)?
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Sebbene i credenti di origine ebraica non avessero il diritto di imporre le loro regole e tradizioni ai cristiani d’origine pagana, il concilio volle assicurarsi che questi ultimi non facessero cose giudicate offensive dagli ebrei che erano uniti a loro in Gesù. Gli apostoli e gli anziani furono così d’accordo di scrivere ai cristiani etnici di astenersi dal mangiare le carni offerte agli idoli, dalla fornicazione, dalle cose soffocate e dal sangue.
Qualcuno sostiene che, poiché non venne espressamente citata l’osservanza del sabato, questa non fosse da ritenersi vincolante per i non ebrei (anche i comandamenti contro la menzogna e l’omicidio non sono specificati, per cui questa ipotesi non è assolutamente plausibile).
È possibile da parte nostra caricare le persone di pesi non necessari, derivanti più dalla tradizione che da un comandamento? Se sì, in che modo?
Per quanto il consiglio risultasse chiaro, alcuni cercarono di fare di testa propria e continuarono a sostenere che i gentili dovevano rispettare le leggi e le tradizioni ebraiche. Per Paolo, questa divenne una problematica molto seria, che non metteva in discussione dei chiari punti di fede, ma era diventata un rinnegamento del messaggio stesso di Cristo.
Leggere Galati 1:1-12. Paolo, quanto considera grave la questione che deve affrontare in Galazia?
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Come detto prima, fu la situazione dei galati che in larga parte determinò il contenuto della lettera ai Romani. In questa epistola, Paolo sviluppa ulteriormente il tema affrontato in quella dei Galati. I giudeo-cristiani sostenevano che la legge che Dio aveva trasmesso loro per mezzo di Mosè era importante e doveva essere osservata anche dai gentili che si erano convertiti. Paolo cercava di chiarirne il giusto ruolo e la corretta funzione, non voleva che queste persone conquistassero un avamposto a Roma come avevano fatto in Galazia.
Chiedersi se in Galati e in Romani Paolo parli di leggi cerimoniali o di quella morale è una semplificazione eccessiva. Da un punto di vista storico, la questione riguardava l’osservanza o meno da parte dei non ebrei della pratica della circoncisione e della legge di Mosè. Il concilio di Gerusalemme si era espresso in proposito, ma alcuni rifiutarono di adeguarsi alle sue decisioni. Nelle epistole paoline ai Galati e ai Romani qualcuno scorge l’evidenza che la legge morale, i dieci comandamenti (o, in realtà, il solo quarto comandamento) non siano più vincolanti per i cristiani.
Tuttavia, chi propone questa lettura non comprende i punti chiave di queste due lettere, non ne afferra il contesto storico e neanche le questioni cui Paolo fa riferimento. Come vedremo, l’apostolo sottolinea con decisione che la salvezza si ottiene solo per fede e non per l’osservanza della legge, anche di quella morale, il che non equivale a dire che quest’ultima non debba essere rispettata. L’ubbidienza ai dieci comandamenti non è mai stata messa in questione; quelli che affermano il contrario traggono da quei testi una problematica contemporanea, alla quale Paolo non ha mai fatto riferimento.
Come rispondi a quanti sostengono che il sabato non sia più vincolante per i cristiani? Come dimostrare l’attualità di questo comandamento senza compromettere l’integrità del Vangelo?
Leggere di Ellen G. White, «Giudei e Gentili», pp. 188-125 [118-125]; «Apostasia in Galazia», pp. 240-243 [383-388] in Gli uomini che vissero un impero. «La legge proclamata al Sinai», pp. 251-261 [303-314]; «La legge e le alleanze», pp. 363-373 [302-311] in Patriarchi e profeti. «Il popolo eletto», pp. 15-18 in La speranza dell’uomo.
«Ma se il patto di Abraamo implicava la promessa della redenzione, perché il Signore ne stipulò un altro al Sinai? Durante la schiavitù in Egitto, Israele aveva dimenticato quasi totalmente la fede dei padri e i principi su cui Dio aveva fondato la sua alleanza con Abraamo… Gli israeliti non comprendevano di essere colpevoli: senza il Cristo era impossibile per loro osservare la legge di Dio» - PP, pp. 371,372.
«A causa dell’influsso dei falsi insegnanti sorti fra i credenti di Gerusalemme, divisioni, eresie e sensualità stavano rapidamente guadagnando terreno fra i convertiti della Galazia. Questi falsi insegnanti stavano mescolando le tradizioni giudaiche con le verità del Vangelo. Essi, ignorando la decisione del concilio generale tenutosi a Gerusalemme, imponevano ai pagani convertiti l’osservanza della legge cerimoniale» - AA, p. 383 [240].
Domande per la discussione
1. Discutere nella classe le varie risposte alla domanda finale di mercoledì. In che modo la tua chiesa, la tua famiglia, tu stesso puoi caricare altri di pesi non necessari? C’è un modo per rendersi conto di queste cose quando stanno per verificarsi? E come capire quando diventiamo troppo permissivi circa lo stile di vita e le norme fino al punto da non poterci più rispecchiare nell’elevata chiamata ricevuta in Cristo?
2. Quali argomenti usano alcune persone per sostenere che i dieci comandamenti non sono più vincolanti oggi per i cristiani? Come li possiamo confutare?
3. Leggere i primi 12 versetti dell’epistola ai Galati. Paolo si dimostra intransigente, dogmatico e fervente nella sua comprensione del vangelo. Perché, in certe occasioni, occorre rimanere assolutamente risoluti riguardo a determinate dottrine, particolarmente in quest’epoca segnata dal pluralismo e dal relativismo? Perché su certi insegnamenti non può esserci assolutamente alcun compromesso?
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