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- Articolo: I SIMBOLI DELL’ESPIAZIONE - I PARTE
01/11/2008
I SIMBOLI DELL’ESPIAZIONE - I PARTE
1 - 7 novembre

Letture: Genesi 3:21; 4:3-5; Levitico 17:11; Romani 3:23; Efesini 2:11-13; 1 Pietro 1:18,19

«Sapendo che non con cose corruttibili, con argento o con oro, siete stati riscattati dal vano modo di vivere tramandatovi dai vostri padri, ma con il prezioso sangue di Cristo, come quello di un agnello senza difetto né macchia» 1 Pietro 1:18,19

Pensiero chiave
Dimostrare in che modo il sistema sacrificale dell’Antico Testamento rimanda al sacrificio di Cristo.

Il sistema sacrificale biblico è stato creato per illustrare in che modo Dio avrebbe risolto il problema del peccato. Al centro del servizio c’era il sangue dell’animale sacrificato, che veniva sparso per poter salvare la vita del peccatore pentito. L’animale era un simbolo di Gesù, che avrebbe dato la propria vita al posto della nostra. Quando i peccatori pentiti portavano i propri sacrifici al Signore, riconoscevano di meritare la morte, ma manifestavano anche fede e convinzione nel Signore che avrebbe concesso loro il perdono, accettando la vita della vittima sacrificale al posto della loro.
È fondamentale assumersi la responsabilità del nostro peccato (pentimento e confessione); solo coloro i quali, alla luce della croce, si considerano peccatori bisognosi del perdono e che trovano umilmente in Cristo l’Agnello di Dio che toglie i peccati, vivranno l’esperienza della purificazione.
A quale momento possiamo far risalire l’origine del sacrificio animale nella Bibbia? Genesi 3:21; 4:3-5
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Nella Bibbia, la vittima sacrificale e il peccatore pentito che la portava venivano identificati strettamente l’uno con l’altra, al punto che la vita dell’animale rappresentava quella della persona e il suo sangue diventava un mezzo di espiazione (Lv 17:11).

Levitico 17:11. Quale messaggio importante ci perviene da questo versetto?
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Il sistema sacrificale biblico è intriso di simbolismo.
1. Poiché la morte di un animale rappresentava quella dell’individuo, il sacrificio era un atto redentivo, una manifestazione dell’amore e della grazia di Dio, disposto ad accettare la morte di un’altra creatura per preservare la vita degli uomini e continuare ad avere una comunione con loro.
2. Come si desume dalla Bibbia, la vita di un animale non poteva realmente espiare quella di un peccatore; di conseguenza la morte delle vittime sacrificali aveva solo una funzione simbolica, quella di indicare la morte della progenie della donna, Gesù, che avrebbe dato la propria vita come prezzo di riscatto per molti (Mc 10:45).
3. L’uccisione dell’animale testimoniava anche la gravità del peccato e il prezzo altissimo del perdono. Deve essere stato molto doloroso, per Adamo ed Eva, prendere la vita di un animale, come, probabilmente, per la maggior parte degli israeliti. L’atto li aiutava a capire che il peccato non è separabile dalla morte e che il perdono non equivale a trascurare il peccato stesso. Il prezzo che Dio dovrà pagare per la nostra redenzione sarà «il prezioso sangue di Cristo, come quello di un agnello senza difetto né macchia» (1 Pt 1:19).
Quando il peccato ha fatto il suo ingresso nel mondo, Dio ha istituito un sistema sacrificale caratterizzato da queste funzioni simboliche e pedagogiche. Il primo sacrificio offerto da Adamo ed Eva fu una stupenda esplosione di speranza nel Redentore in arrivo, una speranza che apriva uno squarcio di luce nella cortina di dolore della colpa e della morte.

Attribuisci il giusto peso al problema del peccato? Forse la risposta dipende da quest’altra domanda: quanto devi soffrire per cercare di avere la meglio su di esso?
1 Pietro 4:1
Il libro del Levitico affronta nel dettaglio la problematica relativa al peccato e all’impurità, ma sottolinea in particolare la questione contaminazione/purificazione. L’impurità viene considerata un peccato morale in sé e come tale un ostacolo al rispetto del patto.
Le istruzioni che la riguardano avevano l’obiettivo di motivare gli israeliti a evitare qualsiasi cosa potesse contaminarli. Le leggi sulla purificazione insegnavano loro come poter riacquisire una condizione di purezza davanti al Signore. Esistono diverse fonti di impurità, alcune delle quali non evitabili. Per esempio, la contaminazione cui la donna si sottopone alla nascita di un bambino (Lv 12). In questo caso è il risultato della perdita di sangue che accompagna l’attimo della nascita (Lv 12:4, 5:7). Anche un uomo sofferente di gonorrea veniva considerato impuro (Lv 15:1-5; cfr. anche vv. 16-18).
In quelle circostanze l’individuo era un veicolo, un agente contaminante e per questo gli era proibito entrare in contatto con chiunque altro o con ogni cosa sacra. L’importanza attribuita alla pulizia con l’acqua e alla quarantena suggerisce ovviamente una preoccupazione di tipo igienico, ma c’era anche un interesse teologico. Alla persona impura non era concesso il contatto con altre persone e l’ingresso nel santuario.
«L’impurità» diventa quindi una metafora che esprime la separazione di un individuo da Dio e dagli altri, per questo viene spesso associata alla morte. Nella Bibbia è frequente il suo legame con corpi senza vita (Nm 6:6,7,11), malattie (Lv 13,14), emorragie (un modo di lasciare fuggire la vita) e dispersione di sperma, il «seme» della vita. Il lebbroso era totalmente impuro ed era considerato alla stregua di un defunto (Nm 12:9-12).
La persona impura viveva nel regno della morte e poteva uscire da quel luogo solo attraverso un rituale purificatore, altrimenti sarebbe rimasta permanentemente separata da Dio e dal resto del popolo di Dio (Lv 15:31).
Il concetto biblico di impurità indica che gli esseri umani si trovano in uno stato quasi naturale di contaminazione, vivendo in un ambiente che è sostanzialmente impuro. Hanno necessità di una purificazione per essere liberi di avvicinarsi al Signore; e questa si rendeva possibile grazie al sangue della vittima sacrificale (Lv 12:8).

Efesini 2:11-13. Anche se non viene mai usato il termine «impuro», perché il concetto è presente in questi versetti? Quale tipo di impurità dobbiamo fronteggiare oggi? In che modo possiamo liberarcene?
Levitico 4:3,13,14,22,23,27,28. Cosa dicono questi versetti a proposito del peccato e della necessità di espiare le proprie colpe? Cfr. Romani 3:23; 5:12
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Queste offerte per il peccato contengono diversi insegnamenti a noi utili.
In primo luogo, il tipo di animale portato in sacrificio dipendeva dalle condizioni economiche dell’individuo (Lv 5:7-12), a testimoniare che il Signore era sensibile alle esigenze del suo popolo. Per quanto ci riguarda, c’è un punto che non possiamo trascurare: la salvezza attraverso Cristo è a disposizione di tutte le persone, indipendentemente dal loro status nella società.
Secondo, si presumeva che la vittima sacrificale fosse incontaminata, sana e priva di difetti fisici (Lv 4:3). Il peccatore era imperfetto e moralmente impuro, ma l’animale che rappresentava l’Agnello di Dio, no.

1 Pietro 1:18,19. Quale importante caratteristica di Gesù era prefigurata in quei sacrifici incontaminati e perché si tratta di un aspetto così rilevante per noi e per il piano della salvezza? Romani 5:19; 2 Corinzi 5:21; Ebrei 4:15
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Un altro punto importante da sottolineare: l’offerta espiava sia il peccato intenzionale e non (Lv 5:1-5), sia l’impurità rituale (Lv 12:6,7). Quale insegnamento etico possiamo trarre? Dio non poteva perdonare alcun peccato se il peccatore non si pentiva; l’impurità morale e quella rituale venivano simbolicamente rimosse mediante il sangue del sacrificio; ma solo il sangue di Cristo poteva purificare dal peccato. La grande novità che si delinea in questi sacrifici, è che indipendentemente dal nostro passato e dalla gravità delle nostre colpe, grazie a Gesù possiamo trovare la guarigione, il perdono e la purezza.

Talvolta è normale dubitare sulla propria salvezza. Forse può essere anche positivo farsi delle domande sulla nostra condizione davanti al Signore. Sappiamo infatti che, alla fine dei tempi, ci saranno persone convinte di essere salvate che invece non lo saranno (Mt 7:22,23). Come trovare la sicurezza di cui abbiamo bisogno senza cadere nella presunzione?
Quale ruolo avevano il sacerdote e l’individuo nei sacrifici descritti in questi versetti? Levitico 4:5-7; 28-31
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I rituali sono importanti quando si cerca di comprendere il significato dei sacrifici. Quando il peccatore pentito portava la vittima designata al santuario, la persona poggiava una mano sul capo dell’animale e si appoggiava a esso.
Nei sacrifici quotidiani l’imposizione di una mano era associata alla frase «il Signore lo accetterà come espiazione» (Lv 1:4), a indicare come il peccatore si identificasse completamente con la vittima che in quel momento veniva presentata al suo posto davanti a Dio, caricata di tutti peccati dell’individuo.
L’animale veniva solitamente ucciso dalla persona stessa, anche se c’erano delle eccezioni (Lv 1:14,15; 5:8). L’atto aveva particolare significato quando avveniva nel contesto di una condizione di colpevolezza e alienazione da parte del peccatore pentito. A motivo della violazione del patto, era destinato alla morte, che però si realizzava ai danni della vittima sacrificale e non del peccatore, che si vedeva così risparmiata la vita dal Signore. Peccato e pena non possono essere separati; il trasferimento dell’uno implica il trasferimento dell’altro e tale realtà trova il pieno compimento nella morte di Cristo sulla croce, quando i nostri peccati gli sono stati trasferiti ed egli ha subito quella morte che avrebbe dovuto toccare a noi.
Oltre all’imposizione delle mani e alla morte dell’animale, c’era un altro rituale che prevedeva il trasporto del sangue nel santuario, veicolo per mezzo del quale il peccato entrava in quel luogo. In alcuni casi veniva versato dentro il tabernacolo (Lv 4:6), mentre altre volte veniva messo sui corni dell’altare dei sacrifici (v. 30). Quando il peccato non veniva condotto dentro il santuario in questo modo, ci arrivava attraverso il sacerdote. In quelle circostanze egli doveva mangiare la carne dell’offerta, prendendo così dentro di sé i peccati della gente (Lv 10:17). Dio si assumeva la responsabilità per i peccati delle persone pentite; tale rito rimanda direttamente al ministero sacerdotale di Cristo in nostro favore.

Rifletti sul significato di questi sacrifici e su colui al quale fanno riferimento: Cristo morto al nostro posto per i peccati di noi tutti. In che modo la realtà della sua morte dovrebbe condizionare la nostra vita quotidiana?
Qual era la funzione dell’offerta da olocausto? Levitico 1:3-9; 22:17-22
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Nel Levitico, l’olocausto è un sacrificio espiatorio, ma predominano altre funzioni. Dato che il sacrificio veniva completamente arso sull’altare ed era accettato per la persona, rappresentava la totale consacrazione a Dio. Esso veniva anche presentato come offerta volontaria (Lv 22:17-22). L’offerta votiva veniva portata dopo che era stato soddisfatto un voto ed era il modo per esprimere gratitudine al Signore. L’offerta volontaria era un’espressione personale di devozione, ringraziamento e gioia.

Qual era la funzione dell’offerta di pace? Levitico 7:12,16
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L’offerta di pace poteva essere presentata come atto di ringraziamento, votivo o volontario (Lv 7:12,15,16), lasciando presumere che l’atto sacrificale fosse un’occasione gioiosa (1 Sam 11:14,15; 1 Re 8:62,63). Il fatto che Dio restituisse alla persona in adorazione la carne del sacrificio perché la mangiasse insieme a parenti e amici in sua presenza (Dt 12:17,18) indica che l’offerta rinvigoriva il patto attraverso la comunione con Dio e con gli altri israeliti (Dt 27:7; 1 Re 8:63).

Quale funzione aveva l’offerta di cibo? Levitico 2:1-10
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L’offerta di cibo riguardava i frutti della terra e rappresentava la consapevolezza che Dio aveva generosamente provveduto al suo popolo. Ogni cosa gli apparteneva, ma egli chiedeva che le persone gli restituissero solo una piccola parte in segno di gratitudine (Dt 26:9,10). Questa offerta era accompagnata dal «sale del patto» (Lv 2:13). Nell’antico Oriente il sale era usato come conservante ed era quindi un simbolo adatto della natura vincolante del patto (2 Cr 13:5). L’offerta era espressione della volontà della persona di preservare il patto con il Signore.

Nell’Antico Testamento troviamo diversi tipi di offerta con funzioni complementari, mentre nel Nuovo un solo sacrificio. Cosa ci fa capire a proposito della natura e dell’efficacia del sacrificio di Cristo? Quale certezza ti offre tale sacrificio?
«L’intero sistema sacrificale fu ideato da Cristo e dato ad Adamo come tipo del Salvatore che sarebbe venuto per portare i peccati del mondo e morire per la sua redenzione. Per mezzo di Mosè, Cristo dette delle direttive ai figli di Israele a proposito delle offerte sacrificali… Soltanto gli animali puri e di valore, quelli che meglio simboleggiavano Cristo, venivano accettati come offerta a Dio» - Sons and Daughters of God, p. 225.

«Per molti è risultato un mistero il motivo di tutte quelle offerte sacrificali richieste nella legge antica, di quelle vittime cruenti condotte all’altare. Ma la grande verità che doveva essere preservata davanti agli uomini e impressa nei loro cuori e nelle loro menti, era questa: “Senza spargimento di sangue non può esserci remissione”. Ogni sacrificio raffigurava l’“Agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo”» - 7BC, p. 932.

«Fin dall’annuncio dato nell’Eden al serpente: “E io porrò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua progenie e la progenie di lei” (Gn 3:15), Satana era venuto a sapere che il suo dominio sul mondo non era assoluto… Osservò attentamente Adamo e i suoi figli mentre offrivano i sacrifici e riconobbe un segno del ristabilimento dell’intima relazione spirituale fra la terra e il cielo. Si prefisse di interrompere questa relazione. Falsò il concetto di Dio e il significato dei riti che annunciavano il Salvatore. Gli uomini furono indotti ad avere paura di Dio, come se egli provasse piacere nel distruggerli. I sacrifici intesi a manifestare il suo amore divennero solo un mezzo per placarne la collera» - DA, p. 115 [74].

Domande per la discussione
1. Secondo Ellen G. White, Satana falsificò il concetto di sacrificio. Capita anche a noi? Quali sono alcune interpretazioni della croce che ne distorcono il significato?
2. A differenza degli israeliti, non abbiamo situazioni concrete che ci ricordano sempre il prezzo del peccato; non viviamo nella costante presenza del sacrificio. In che modo però, possiamo ricordare il sacrificio di Cristo e il dono della vita eterna?
3. Come puoi consacrare al Signore tutto ciò che hai? Che cosa significa?

In sintesi
Dio istituì il sistema sacrificale dopo l’ingresso del peccato, allo scopo di ricordare al popolo il prezzo enorme del perdono e il sacrificio futuro di suo Figlio. Per espiare precisi peccati, venivano offerti sacrifici distinti, con l’obiettivo di purificare dall’impurità e di esprimere i sentimenti più profondi di umiltà e adorazione da parte dei peccatori pentiti.

 
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