Letture: Genesi 1-3; Romani 3:9-18; 5:10-21; 6:16; 2 Pietro 2:19
«Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte?» Romani 7:24
Pensiero chiave
Considerare la caduta e i terribili effetti che ha determinato per l’umanità.
Se usata per indicare la perdita della libertà causata dal peccato di Adamo ed Eva, la parola «caduta» implica un nostro declassamento da un livello a un altro, nel caso specifico da una elevata condizione morale e spirituale a una caratterizzata da corruzione, oppressione e schiavitù.
Sebbene non conosciamo molto a proposito della caduta nell’Eden, abbiamo comunque sufficienti informazioni bibliche per capire che è successo qualcosa di dannoso non solo per la natura umana ma per il pianeta in sé.
L’esito di quella caduta non è incoraggiante, si può anzi dire che sarebbe irreparabile, se non fosse per la promessa dell’espiazione in nostro favore per mezzo di Cristo.
Tuttavia abbiamo ancora bisogno di capire che cosa ci è successo, perché nel momento in cui riusciamo a vedere ciò che veramente siamo, la gloria della croce ci investirà con la sua potenza e bellezza salvifica.
Leggendo Genesi 1-3, quali elementi dimostrano che Adamo ed Eva si ribellarono a Dio? (cfr. Gn 2:16,17; 3:2,3,6)
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Nei primi tre capitoli della Genesi non compare mai la parola «ribellione», ma il concetto è inequivocabilmente presente. L’uomo e la donna non solo violarono palesemente un ordine divino, ma nel loro percorso di disubbidienza rivolsero altrove la loro devozione. Eva ascoltò il ragionamento dell’avversario e lo giudicò più attendibile della parola esplicita di Dio, arrivando alla conclusione che l’ordine divino era troppo restrittivo e che per raggiungere le più alte potenzialità doveva reclamare l’indipendenza dal proprio Creatore.
Si trattò di ribellione. Adamo prestò ascolto alle parole della moglie preferendole a quelle di Dio e divenne suo complice nella disubbidienza.
Quali sono alcuni effetti immediati del peccato, soprattutto quando assunse il contorno di una ribellione a Dio? Isaia 59:2; cfr. Genesi 3:23,24
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La rivolta attuata da Adamo ed Eva pose fine a quel tipo di personale relazione che avevano instaurato al principio con il Signore. La natura della loro ribellione fu talmente violenta da contaminare non solo il rapporto con il Creatore ma anche quello interno alla coppia. La vergogna prese il posto dell’amore e dell’impegno reciproci (Gn 3:7), la loro relazione interpersonale non fu più armoniosa (v. 12); ma soprattutto sopraggiunse la separazione da Dio e la percezione che di lui si dovesse avere paura, ci si dovesse nascondere (vv. 8-10). Dio e gli esseri umani non erano più uniti in amore e armonia, c’era bisogno di un atto di riconciliazione.
Qual è stata la tua esperienza personale con il peccato e come ha condizionato il tuo rapporto con il Signore e con il prossimo? Quelle stesse problematiche che emergono dal racconto della Genesi sono presenti anche nella tua esistenza?
Secondo Romani 6:16 e 2 Pietro 2:9, cosa determina il peccato per chi lo commette?
Per spiegare la forza del peccato, Paolo lo identifica talvolta nella figura di un tiranno. «Per mezzo di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo» (Rm 5:12), regna sugli uomini mediante la morte (Rm 5:21), inganna (Rm 7:11), abita in noi (v. 17), rende schiavi (Rm 6:20) e genera la morte (Rm 7:13).
Il peccato commesso da Adamo ed Eva deve considerarsi unico, in quanto significò la sottomissione di ogni cosa al suo potere degenerante e fece di Satana il principe di questo mondo (Gv 12:31; 14:30). Nella loro ricerca di autonomia, Adamo ed Eva sostituirono l’autorità di Dio con quella opprimente e schiavizzante di Satana; così facendo il peccato è divenuto un potere universale al quale gli esseri umani non sono più riusciti a sottrarsi (Rm 5:12).
Secondo Romani 3:9-18, qual è stata la condizione dell’umanità dominata dal peccato?
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Paolo dice che la caduta di Adamo ed Eva ha condannato il mondo a essere soggiogato dal potere del peccato: «Perché la creazione è stata sottoposta alla vanità, non di sua propria volontà, ma a motivo di colui che ve l’ha sottoposta» (Rm 8:20). La sua forza istigatrice e devastante ha raggiunto la creazione di Dio sul nostro pianeta.
Il participio passato «sottoposta» indica che la natura è sottomessa allo stesso potere che l’ha spogliata della sua vera bellezza e del suo significato: è il prezzo pagato all’ingresso del peccato nel mondo (Rm 5:12). La natura è adesso «soggetta alla frustrazione». Il termine «frustrazione» indica in questo caso il vuoto e l’inutilità; in Efesini 4:17 viene utilizzato il termine «vanità» per descrivere non la natura, ma gli individui che lontani da Cristo vivono «nella vanità dei loro pensieri».
Questa natura, come anche gli esseri umani, vivono in uno stato alterato a motivo del peccato. Solo una manifestazione di potenza sovrannaturale poteva riscattare il mondo corrotto e ciò si è verificato grazie a Cristo.
Prova a immaginare come sarebbe il mondo se non ci fosse stato il peccato. Quanto sarebbe diverso e quanto lo sarebbero le nostre esistenze? Bastano questi pensieri a farci capire quanto sia devastante la forza del peccato?
Il peccato ha danneggiato la vita interiore degli esseri umani; i valori morali e spirituali che regolavano l’universo di Dio non vigono più nel cuore dell’uomo. Gli uomini sanno di avere delle carenze e desidererebbero qualcosa di migliore, così a volte cercano di fare ciò che è buono e giusto solo per scoprire che «ciò che brama la carne è morte… la carne è inimicizia contro Dio, perché non è sottomesso alla legge di Dio e neppure può esserlo» (Rm 8:6,7).
La natura dell’uomo è spiritualmente e moralmente debole e non riesce a resistere al potere del male; di conseguenza, dove c’è un uomo ci sono anche peccato e malvagità. Il fenomeno è talmente universale che «non c’è nessun giusto, neppure uno» (Rm 3:10). Il peccato è la condizione normale della natura umana nella sua alienazione da Dio; in seguito alla caduta, «il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa, e insanabilmente maligno» (Ger 17:9).
Il «cuore», considerato nella Bibbia centro intellettuale e della volontà di ogni essere umano, viene giudicato sostanzialmente ingannevole, insidioso e inaffidabile. Gli uomini sono praticamente incapaci di comprendere appieno la complessità del loro essere e non sono in grado di vivere un’esistenza dignitosa facendo affidamento sulle proprie forze (Ec 9:3). Vivono una situazione conflittuale con la loro interiorità accusando paura e solitudine, combattendo contro se stessi per cercare di agire in modo giusto ma scoprendo, spesso, di non riuscirci (Gal 5:17). Non hanno la possibilità di comprendere fino in fondo se stessi e il mondo nel quale vivono e così si ritrovano nell’oscurità rispetto a Dio (Rm 1:21-25). La corruzione e lo stupore si esprimono in azioni malvagie contro se stessi, gli altri e il Padre in cielo (Mt 15:19).
Il potere negativo del peccato non conosce confini, solo il Signore può porre dei limiti al suo influsso deleterio e sradicarlo definitivamente dall’universo. Se, subito dopo la caduta, sul pianeta è rimasto qualcosa di buono, lo si deve solo a Dio, che non ha permesso a Satana di esercitare un controllo assoluto. Egli ha detto alla donna, che rappresenta la razza umana, e al serpente, espressione delle forze del male: «Io porrò inimicizia fra te e la donna» (Gn 3:15).
Non fu loro concessa una convivenza pacifica, tale che una parte potesse avere il controllo assoluto sull’altra. Gli uomini conservarono un elemento di libertà che doveva dare loro la possibilità, se lo desideravano, di odiare il male e scegliere il bene. La decisione divina di intervenire nella difficile situazione degli uomini, ha avuto l’effetto di limitare il potere devastante del peccato.
Gli uomini hanno bisogno di una via di fuga dalla terribile situazione che si è creata per colpa del peccato.
Rileggi i versetti indicati nella lezione odierna. Come possono aiutarti a capire meglio il tuo bisogno di un Salvatore?
Le parole pronunciate da Dio ad Adamo, «perché nel giorno che tu ne mangerai, certamente morirai» (Gn 2:17) spiegano come la morte sia il prodotto di questa ribellione contro di lui. Morte e peccato sono inseparabili e non stiamo parlando di una morte esclusivamente spirituale, bensì fisica ed eterna per tutti i peccatori. Per il suo legame con il peccato, essa non può ritenersi solo un fenomeno biologico ma una terribile consapevolezza della nostra separazione definitiva dalla Fonte della vita, una separazione che conduce all’estinzione eterna. In ogni sua espressione, la morte è come il peccato: universale e inevitabile (Rm 5:12, Eb 9:27).
Con l’ingresso del peccato nel mondo, la razza umana è diventata una specie a rischio di estinzione e tutto il creato sta scivolando verso l’annientamento.
Romani 5:10-21. Come è subentrata la morte? Che cosa l’ha provocata? Qual è l’unica nostra via d’uscita?
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La morte e la sofferenza hanno fatto il loro ingresso nel mondo congiuntamente, per effetto del peccato. Nessun essere nato e cresciuto sulla terra può sfuggire al dolore e al male; non siamo in grado di esprimere a parole cosa sia la sofferenza, ma la conosciamo bene grazie all’esperienza. Nella Bibbia sembra esserci un legame tra la nostra condizione di peccatori mortali e il dolore; la morte è talmente potente da farci avvertire la sua presenza ancor prima di manifestarsi; in che modo? Con la sofferenza fisica, emotiva e psicologica che generano la malattia, l’insicurezza e la paura. Ne risulta un abbattimento della qualità della vita e l’insorgere della depressione.
Il fenomeno della malattia, altra conseguenza del peccato, viene descritto come un avvicinamento «al soggiorno dei morti» (Sal 88:3). L’incursione della morte nell’esistenza quotidiana è direttamente associata al peccato. Gli esseri umani avevano bisogno che qualcuno restituisse loro la vita morendo al loro posto per liberarli non solo dal peccato, ma anche dal dolore, dall’angoscia e dalla morte.
Che cosa ti ha insegnato il decesso di persone a te vicine? Perché la morte rivela la nostra totale impotenza? In che modo possiamo avvicinarci al Signore proprio partendo dalla consapevolezza della nostra giustezza?
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Genesi 3:8-13. Come si accostò il Signore ad Adamo ed Eva dopo il loro peccato? Qual era l’obiettivo delle domande poste loro?
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Il Signore si avvicinò alla coppia per valutare insieme a loro l’errore commesso e per sanzionarlo. Mediante un processo giudiziario fatto di domande e risposte, Dio desiderava portarli a fare un’ammissione di colpa, perché si rendessero conto che la ribellione era del tutto ingiustificata. Ne risultò la separazione dal Padre, che si concretizzò con la loro espulsione dall’Eden.
Quale reazione mostra Dio di fronte al peccato? Efesini 5:6. Come siamo chiamati a interpretare il concetto dell’ira di Dio?
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Quando parliamo dell’ira di Dio non possiamo prescindere da diversi elementi.
a. L’indignazione umana non è il parametro corretto per comprendere la sua ira, perché la nostra è spesso irrazionale e dannosa. Quella di Dio non è contaminata dal peccato ed è fondamentalmente tesa a guarire (Eb 12:6; Ap 20:15-21:1).
b. L’ira di Dio rivolta contro il peccato dell’uomo dimostra che non ci ignora, nemmeno nella nostra ribellione. Ignorare gli altri può rivelare una mancanza di rispetto, persino indifferenza; egli invece reagisce al nostro peccato e così facendo ci dice che siamo importanti per lui.
c. L’ira non è un attributo permanente di Dio, ma la sua opposizione alla presenza irrazionale del peccato e del male, essa è sempre motivata ed è provocata dal peccato (Dt 4:24,25). Quindi si tratta di un’ira passeggera, mentre il suo amore dura per sempre (Is 54:8).
«Per aspettare dai cieli il Figlio suo che egli ha risuscitato dai morti; cioè, Gesù che ci libera dall’ira imminente» (1 Ts 1:10).
Se ami qualcuno e lo vedi soffrire, non monta in te un’irritazione sdegnosa per quanto accade? In che modo tale analogia ci può aiutare a capire il significato dell’ira di Dio?
Peccato e separazione da Dio. «Cristo sapeva che Adamo, nell’Eden, con le facoltà superiori di cui disponeva, avrebbe potuto resistere alle tentazioni di Satana e superarle. Sapeva anche che lontano dal giardino e separato dalla luce e dall’amore di Dio, l’uomo non avrebbe potuto opporsi alle tentazioni con le sole sue forze» - Maranatha, p. 224.
Peccato e perdita dell’armonia. «Nella trasgressione Adamo fece a modo proprio. Per la sua disubbidienza divenne schiavo e così nella vita dell’uomo si introdusse un elemento discordante. La volontà degli uomini e quella di Dio non sarebbero più state in armonia tra loro. Adamo si era unito alle forze ribelli e la volontà egoistica prese il sopravvento» - Signs of the Times, 13 giugno 1900.
Peccato e ribellione nella natura. «Tra le creature inferiori, Adamo svettava come un re… ma dopo aver trasgredito, perse questo dominio. Lo spirito di ribellione, al quale egli stesso si era dato, si estese a tutto il regno animale, e così non solo la vita degli uomini, ma anche la natura delle bestie, degli alberi della foresta, l’erba dei campi e l’aria che si respirava testimoniarono la triste lezione della conoscenza del male» - God’s Amazing Grace, p. 41.
Domande per la discussione
1. Tutti siamo consapevoli che nel nostro mondo non c’è giustizia e noi cristiani attribuiamo la colpa al peccato e alla caduta. Qualcuno però non la vede così. Quali sono alcune delle possibili motivazioni che avanzano queste persone? Per esempio, in che modo un evoluzionista convinto spiega la nostra condizione attuale? Cosa si può obiettare a queste interpretazioni?
2. Intorno a noi è ben visibile il terribile impatto che ha avuto il peccato. Anche se sarà impossibile sradicarlo da questo mondo o annullarne le conseguenze, cosa si può fare in pratica per cercare di alleviare il più possibile i danni? Cosa pensi di poter fare per andare in soccorso di chi soffre? Cosa può fare la chiesa?
3. Che cos’è una «morte spirituale»? Come fa una persona ad accorgersi di essere morta spiritualmente?
In sintesi
La caduta fu un atto di ribellione contro Dio, che causa la morte eterna, spirituale e fisica dei peccatori. Per questo esito terribile doveva essere fatto qualcosa di drastico, altrimenti non avremmo avuto speranza. Come vedremo, la croce era la risposta «drastica» al problema generato dalla caduta. |